L'ora senza nome
- Reading teatrale ispirato a fatti realmente accaduti
- Regia: Antonia Gualtieri
L’Ora Senza Nome è una lettura drammatizzata che attraversa, senza mediazioni retoriche, una delle ferite più profonde del nostro presente: le morti in mare a pochi metri dalla costa europea.
In scena ci sono ANNA, giovane giornalista italiana, e MARYAM, donna sopravvissuta a un naufragio. Due voci, due linguaggi, due tempi: Anna parla per quadri, dati, verbali, cercando ordine e precisione; Maryam parla per onde, memoria e corpo, lasciando che il mare le restituisca le parole. A interromperle, come una censura costante, c’è la Voce del Documento: impersonale, neutra, burocratica, fatta di procedure, rapporti ufficiali, formule che tentano di coprire la verità umana.
Il testo prende avvio da un paradosso: il mare estivo, luogo di vacanza e leggerezza, è lo stesso mare che di notte diventa confine, tomba, silenzio. Da qui si dipana un confronto serrato tra il “dopo” di chi arriva sempre quando tutto è già successo e il “dentro” di chi il mare lo ha attraversato. Al centro, un dato apparentemente minimo ma decisivo: centocinquanta metri, la distanza tra la barca naufragata e la riva. Una distanza piccola per chi è salvo, infinita per chi sta affogando.
Attraverso nomi, numeri, immagini concrete e parole negate, il reading smonta il linguaggio dell’emergenza e della fatalità, mostrando come dietro ogni “procedura rispettata” ci sia una scelta umana. Il dolore non viene mai spettacolarizzato: resta quotidiano, in corso, inciso nei gesti, negli oggetti, nei nomi pronunciati piano per non perderli.
Nel finale, Anna e Maryam si incontrano su una linea simbolica che è insieme costa e confine. Non c’è riconciliazione facile, ma un patto: spostare lo sguardo, restare, nominare le persone e non i numeri. L’Ora Senza Nome non chiede pietà, ma ascolto. Non cerca colpe individuali, ma responsabilità collettive. E afferma con fermezza che il mare non è il nemico: lo è l’indifferenza.
